Pandoro

Dolce veronese tipico del periodo natalizio, gode di riconoscimento P.A.T.
Un suo antenato si può trovare nell’antica Roma, dove si preparava un “panis” con farina, burro e olio.

La ricetta moderna si deve a Domenico Melegatti che ad ottobre 1894 richiese ed ottenne il certificato di privativa per il pandoro.
Ebbe immediatamente un enorme successo. Tantissimi pasticcieri cercarono di imitarlo, così Melegatti li invitò a presentarsi con la vera ricetta del pandoro, offrendo come ricompensa 1000 lire. Nessuno si presentò.

Melegatti si ispirò alla tradizione veronese secondo la quale la notte della Vigilia veniva preparato un impasto di farina, latte e lieviti chiamato “levà”.
Eliminò dalla ricetta le mandorle e lo zucchero in superficie, per favorire la lievitazione, e lo arricchì di burro e uova.

La sua preparazione richiede trentasei ore di lavorazione, sette cicli di impasto e dieci ore di lievitazione.
Lo stampo metallico è a piramide tronca con la forma di una stella ad otto punte. Fu Melegatti stesso a sceglierlo così.
Durante la cottura la temperatura deve essere costante e non deve formarsi la crosta tipica del panettone.

Nonostante fosse nato come dolce per le domeniche e le festività, divenne tipico del Natale.
Si trattava inoltre di un alimento di lusso che solo i nobili potevano permettersi e solamente negli anni ‘50, con l’inizio della produzione industriale, uscì da questo status.

 

Fonti: melegatti.it, wikipedia

Autore: The Food Creator

Food Creator and Restaurant Consultant

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